
Alla Fattoria Coroncino non produciamo vino.
Il produttore è colui che, edotto sulle tecniche, replica risultati per il mercato.
Noi abbiamo scelto un'altra strada: non diciamo alle viti cosa fare, non stabiliamo la loro dieta, le potiamo assecondando la loro individualità. Lasciamo la stessa libertà ai mosti nel diventare i vini di loro stessi.
Il nostro obiettivo è far giungere a maturazione le uve senza avvelenare noi stessi e la terra ed ottenere vini buoni, emozionanti, sempre digeribili.

Un po’ per gioco, un po’ per amore e un po’ per bisogno
La nostra storia
La Fattoria Coroncino è stata fondata a Staffolo nel 1981 dalle mani e dal cuore di Lucio Canestrari e Fiorella De Nardo.
Da studente, nella sua città natale Roma, Lucio aiutava suo padre nella conduzione della piccola trattoria di famiglia a Piazza Mazzini. Era una tipica osteria romana, aperta dai nonni a metà degli anni '20, che il padre di Lucio aveva fatto crescere in notorietà. Per Lucio era un ambiente familiare, per nulla spiacevole, che in qualche modo gli raccontava già di un futuro fra i tavoli come oste. In ogni caso l'osteria, un collage unico fra capacità e passioni, fu per lui una vera e propria scuola di vita: lì capì l'importanza – nella cucina come nelle cose del mondo – dell'uso degli ingredienti giusti, calibrati con equilibrio e armonia, e comprese che tutto questo andava ricercato nell'unione tra la qualità assoluta delle risorse a disposizione e il proprio saper fare.
Per Fiorella, la campagna è sempre stata parte della sua essenza, familiare come l'aria che si respira. Nella sua casa natale a Bibano, vicino Conegliano, la famiglia produceva già vino e viveva in armonia con il ritmo delle stagioni, fatte di primavere ed estati laboriose e di lunghi silenzi invernali vicino alla stufa. Un luogo dove il suo carattere sensibile, riservato e quieto, per nulla attratto dalla mondanità cittadina, trovava pace e serenità.
Lucio e Fiorella si incontrano e si innamorano, scambiandosi uno sguardo, un giorno alla stazione di Milano.

Lucio ha terminato la scuola e il servizio militare; c'è l'osteria ad attenderlo a Roma, ma per amore di Fiorella decide di cambiare i suoi piani. I suoi bisnonni erano di Staffolo, e lì mantenevano la proprietà di una casa dove lui e Fiorella si trasferiscono. In seguito, nel 1981, acquistano la casa in Contrada Coroncino, che Lucio per tre anni sistema, smontandola e la rimontandola pezzo dopo pezzo, con la costanza di chi, guidato da un nobile intento e senza una lira, impara da zero facendo e rifacendo. Intorno c'è appena qualche filare di vigna, alcune viti maritate, qualche ulivo, alberi di noce e gelsi.
Per costruire lì la loro vita insieme, Lucio e Fiorella provano a far rendere quello che hanno, laddove possibile. La vita agricola, così poetica nella sua narrazione, si rivela massacrante per il fisico ed umiliante nel suo riscontro economico. Lucio e Fiorella sentono che, perla loro vita e per i loro figli nascenti e nascituri, c'è bisogno di darsi da fare.
Poi, Lucio si rende conto che c'è solo un'attività agricola in cui il produttore può determinare il prezzo della sua fatica: il vino.

Un bicchiere di vino ti racconta un anno di vita della vigna
Così, Lucio e Fiorella piantano prima mezzo ettaro di vigna, poi altri settemila metri. L'anno successivo piantano altri due ettari. Si tratta soprattutto di piccole selezioni massali, un'opera genuina di recupero e preservazione dei cloni nascosti nei vecchi vigneti di chi, stanco di occuparsene, li stava espiantando. Lo fanno con grandi sacrifici, lavorando nel frattempo nelle cantine e nei ristoranti della zona per poter pagare i conti.
Nel 1988 Lucio e Fiorella non si lasciano sfuggire l'occasione di prendere in affitto e poi acquistare un vigneto di 1,8 ettari a Spescia, sul versante delle colline verso Cupramontana. La vigna veniva ceduta a una cifra vantaggiosa: pare fosse malata e situata su un terreno ripidissimo. Oggi è una delle vigne più iconiche della Fattoria Coroncino, la vigna del Gaiospino.
I vigneti cominciano a dare i loro frutti, permettendo a Lucio e Fiorella di affrancarsi dai lavori esterni nel 1989. Pezzo dopo pezzo piantano altri vigneti, passando da appena 600, poi 1.200 e arrivando infine a produrre 16.000 bottiglie.
Nel frattempo nascono i loro tre figli: Gaia nel 1983, Valerio nel 1985 e Fulvio nel 1994.
Da lì ha inizio la loro storia di contadini-vignaioli, sviluppandosi in maniera naturale e spontanea proprio come la loro storia d'amore, lavorando sodo nell'arco dei vent'anni successivi per portare l'azienda alla stabilità.
Un po' meno scontate sono state le decisioni che hanno poi contraddistinto la Fattoria Coroncino e che fanno parte della nostra filosofia tutt'oggi.
Lucio aveva imparato da suo padre che qualsiasi scelta avesse voluto fare nella vita, avrebbe dovuto prima capirne la direzione, che si trattasse di diventare oste e proporre un piatto, o fare il vignaiolo e proporre un vino.
Lucio e Fiorella, che condividono ogni aspetto della vita, decidono di produrre solo ciò che sembra loro giusto e nella maniera più corretta. Dal 1993 non si avvalgono più di direttive esterne per la gestione delle vigne, interrompendo di fatto ogni concimazione per non riprenderla mai più.
Il loro sguardo si fa sensibile nell'osservare il risultato di queste scelte: le vigne producono meno, ma le uve hanno un sapore unico, raccontano una storia diversa dalle precedenti e li rappresentano nel profondo. Ancora prima, decidono di raccogliere solo uve mature, poiché l'uva è essenzialmente una spremuta di frutta, in controtendenza con il panorama vinicolo dell'epoca.

Si lavora con ciò che si può, facendo quello che si può. Poi, ‘n do’ arivo, metto ‘n segno!”
I riconoscimenti non tardano ad arrivare. Il loro lavoro e le loro scelte li portano, nel 1999, a ricevere il prestigioso premio "Città di Staffolo" per aver portato il nome del paese nelle guide internazionali e per aver ottenuto i primi storici "Tre Bicchieri" per il Gaiospino, dimostrando che l'agricoltura può essere un veicolo culturale pari all'arte. Ad oggi rimane uno dei pochi casi in cui un riconoscimento simile è andato a un'azienda simbolo del territorio, piuttosto che a un singolo artista o intellettuale.
Per Lucio e Fiorella, il lavoro procede esattamente come è iniziato: aiutando le viti a crescere, raccogliendo l'uva, portando i vini in cantina e “trovando” ciò che sta bene insieme per metterlo in bottiglia.
La fama della Fattoria Coroncino cresce. Alle fiere, non tardano a domandare a Lucio garanzie sulla qualità e sul numero di bottiglie prodotte. Ma Lucio e Fiorella non comprano uva da altri: raccolgono solo ciò che la vigna dà loro. Allora Lucio, nella sua saggezza capitolina, lo pensa e lo scrive ovunque, sulle etichette e sui cartoni di vino: 'n do’ arivo, metto ‘n segno!
Nel tempo nascono così i vini della Fattoria Coroncino, dal Bacco allo Stracacio, molto spesso specchio di annate di rilievo e di vigne eccezionali, tutti espressioni dell'essenza del territorio di Staffolo.

La nostra azienda è un inno alla schiettezza: raccogliamo ciò che troviamo, non ciò che abbiamo costruito a tavolino
La passione e l'impegno dei genitori portano il secondogenito di Lucio e Fiorella, Valerio, ad appassionarsi all'azienda.
Classe 1985, Valerio inizia a lavorare stabilmente alla Fattoria Coroncino dal 2005 dopo sei anni di scuola enologica, di cui 4 a Conegliano. Da Lucio impara a ricercare l’equilibrio, a non credere ciecamente a tutto ciò che gli viene detto, ma a osservare le cose con distacco e spirito critico. Di suo, Valerio ricerca un approccio più attento nelle varie fasi, legato al suo carattere, cercando comunque di preservare la forza e l'incredibile ricchezza che storicamente contraddistinguono i vini della Fattoria Coroncino, ma senza scimmiottare il passato.
Nonostante l'illustre eredità e la grande conoscenza tecnica, afferma con umiltà di essere “ignorante” su come "costruire" l'uva per ottenere un certo risultato a tavolino: ama fare un vino che sia suo, ma che resti figlio del terreno dal quale proviene.
Dopo la scomparsa di Lucio nel 2021, oggi Valerio, affiancato da Fiorella, si occupa di 14 ettari certificati Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico, con 0,5 ettari di Sangiovese Grosso e Syrah. Oltre al compito di portare avanti il lavoro dei genitori, ha sempre creduto che la vera forza di un territorio risieda nell'unione dei suoi protagonisti; per questo, da molti anni fa squadra con gli altri giovani produttori di Staffolo, condividendo idee e valorizzando insieme il territorio e la passione per i suoi frutti.

In Cantina: Ascolto e Rispetto
Per noi, la cantina è un luogo in cui porre la massima attenzione nell'ascoltare le inclinazioni di ciascuna vigna e del suo mosto e rispettarne il percorso.
Usiamo quindi lieviti autoctoni con fermentazioni spontanee. Diamo il tempo ai vini di formarsi e maturare autonomamente sulle proprie fecce fini.
Al momento dell'imbottigliamento, uniamo solo i vini che "vanno d'accordo" e che "suonano insieme". Il risultato è un vino che non è una colpa da espiare il giorno dopo, ma un piacevole ricordo, grazie anche ad un contenuto di solfiti basso (30-60 mg/l).

Uniamo solo i vini che "vanno d'accordo" e che "suonano insieme"
I Vigneti
I nostri vigneti, custodi del nostro angolo di Marche nei Castelli di Jesi e nati in buona parte da selezioni massali storiche degli anni '70 e del primo Novecento, raccontano ciascuno la propria storia, fra i filari e in bottiglia.
Viti forti dalla lunga memoria e che da lungo tempo hanno trovato la loro armonia con la propria terra. I nostri terreni sono cresciuti negli anni, dividendosi in Argillosi per buona parte dei nostri vigneti e Calcarei in un'area definita a Cupramontana. Da terreni diversi, ricaviamo uve diverse quindi vini diversi.
Raccogliamo solo uve mature e saporite, lavorandole con la minima aggiunta di solfiti. Non compriamo uva, non vendiamo sfuso: ogni bottiglia è l'essenza della nostra terra.

Dicono di noi, riconoscimenti
Alcuni dei premi e riconoscimenti attribuiti ai nostri vini negli anni

Abbiamo ricevuto l’Oscar del vino per il nostro CORONCINO 2009

Abbiamo ricevuto l’Oscar del vino per il nostro CORONCINO 2009




